Nonostante siano stati rinvenuti nei dintorni di Poirino reperti archeologici risalenti all’epoca romana e longobarda, del periodo che precede il XIII secolo non si ha una documentazione che consenta di sottrarlo all’ambito della leggenda.
Dunque leggendaria, per quanto sostenuta dall’autorevolezza di Jacopo Francesco Arpino va considerata l’ipotesi di un’origine appunto romana del paese, che avrebbe assunto, anzi, il nome dal proconsole Quintilio Varo, che inviato da Augusto contro i Germani, “allettato dall’amenità” del luogo, rimanse più del dovuto . “Podium Varini”, o altre denominazioni simili che si leggono in carte duecentesche, starebbe approssimativamente, secondo questa fantasiosa tesi, per “Poggio di Varo”.
Molto più prosaico, ma anche più accettabile, il legame del paese, invece, con Porcile nome poco imperiale nè eroico, ma proprio del contado dal cui castello, ai tempi del Barbarossa, signoreggiava la stirpe dei Conti di Biandrate, investiti dallo stesso imperatore di Svevia.
Poirino, insomma, più che trovarsi al centro di avvenimenti epocali, in ruolo da protagonista, ne sente le conseguenze: così sarà per le guerre di conquista del Re Sole, Luigi XIV di Francia, alla fine del ‘600, poi, all’inizio del secolo successivo, ancora con nuove guerre, quelle per la successione su più troni europei. Poirino continua a vedere passaggi di eserciti e a fornire soldati. Tra quelli napoleonici ci sarà il cavaliere Domenico Mazzucchi che avrà sulla Moscova, nel 1812, la Croce di Guerra. Sarà sindaco di Poirino nel 1825 e militerà come luogotenente nell’esercito sardo, facendo dunque da collegamento tra l’età del generale corso (di passaggio lui a Poirino, il 29 aprile 1805, due giorni dopo il transito-non l’unico-del Pontefice Pio VII proveniente da Parigi) con quella risorgimentale.
In questa, ad un poirinese, Padre Giacomo Marocco, toccherà recitare una parte minore ma non insignificante, quella di confessore di Cavour. Da lui Cavour sarà assolto sul letto di morte, senza richiesta di ritrattazioni, nonostante la scomunica che lo aveva colpito, e Padre Giacomo dovrà risponderne a Roma, di fronte a Pio IX.